Il 2020 potrebbe essere l’anno della corsa all’oro. Ma i venti di guerra tra Stati Uniti e Iran c’entrano solo fino a un certo punto
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L’esplosione delle tensioni tra Stati Uniti e Iran, nei primi giorni del 2020, ha spinto sui mercati finanziari le quotazioni dei cosiddetti beni rifugio. Tra questi, il “safe haven” per eccellenza: l’oro. Che subito dopo gli attacchi missilistici sferrati dall’Iran alle due basi statunitensi in Iraq aveva toccato i nuovi massimi degli ultimi sette anni, superando la barriera dei 1.600 dollari l’oncia, salvo poi ritracciare man mano che si ridimensionavano i timori di una vera e propria guerra tra i due Paesi.

L’andamento dell’oro negli ultimi 12 mesi – Fonte: Goldprice.org

Ma al di là delle dinamiche di breve termine, esperti di mercato e addetti ai lavori pensano che la corsa dell’oro sui mercati delle materie prime sia destinata a durare nel corso del 2020, per motivazioni che solo in parte sono legate alle tensioni tra Usa e Iran. A detta di Ned Naylor-Leyland, gestore del fondo Merian Gold & Silver (Merian Global Investors), in questi primi scorci del 2020, “alcuni investitori hanno reagito all’escalation delle tensioni acquistando alcuni tradizionali beni rifugio” tra cui l’oro. “Se la situazione peggiorasse e ciò facesse accettare ulteriori politiche monetarie e fiscali espansive negli Usa – aggiunge il gestore – ci aspetteremmo un contesto di rendimenti reali in dollari in calo, che darebbe una spinta rinnovata e sostenibile ai prezzi dei metalli monetari”.

 

Il presidente della Federal Reserve Jerome Powell nel novembre 2017 quando è stato nominato dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump (Foto di Drew Angerer/Getty Images)

Ecco perché secondo Naylor-Leyland “l’aumento del prezzo dell’oro in dollari è più un riflesso della possibilità di rendimenti reali più bassi che di un rischio di guerra in aumento. Il mercato obbligazionario percepisce un maggiore rischio di aumento dell’inflazione core e di ulteriore espansione dei bilanci delle banche centrali a causa di questa situazione preoccupante, e questo è il driver principale dei prezzi dei metalli monetari”.

Un ritratto del generale Qassem Soleimani, ucciso da un raid Usa a Baghdad. Atta Kenare/AFP via Getty Images

Sulla stessa lunghezza d’onda Peter Kinsella, responsabile globale Forex Strategy di Union Bancaire Privée (Ubp), che ritiene che “in questo contesto l’oro offra la migliore copertura per gli investitori”. E questo perché “ci sono elementi di supporto strutturali significativi all’aumento del prezzo: tassi d’interesse reali negativi sia negli Stati Uniti che nella maggior parte del mondo sviluppato, aumento della liquidità da parte delle grandi banche centrali e forte domanda sottostante delle banche centrali, soprattutto da parte di Cina e Russia”. In quest’ultimo caso, il riferimento è all’accumulo di riserve in oro da parte delle banche centrali cinese e russa.

Così, guardando all’analisi tecnica, per Kinsella, “il superamento della soglia dei 1.550 dollari che nel 2019 era stato il livello massimo raggiunto dall’oro, dovrebbe portare a maggiori aumenti dei prezzi rispetto ai livelli attuali”. Insomma, il massimo recentemente toccato dal metallo giallo a 1.600 dollari potrebbe essere ben presto superato.

Posted by bordingr at 09 Jan, 2020 10:50 AM Categoria: Notizie oro
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